GRAFICI - Cina: marzo, un mese di proteste
In cinque grafici commentati, un panorama delle proteste in Cina completo di dettagli sulle loro motivazioni, dimensioni e dinamiche, per capire meglio il malcontento che attraversa il paese
[Distribuisco in via eccezionale nella newsletter questa serie di grafici. Ricordo che nella mia homepage Substack pubblico a intervalli regolari serie di grafici che non vengono distribuiti via mail per non appesantire gli invii - potete visionarli insieme ad altri materiali disponibili solo su web visitando il sito https://andreaferrario1.substack.com/]
Il sito Yesterday ha pubblicato in cinese una serie di dati dettagliati sulle motivazioni e la composizione delle proteste svoltesi in Cina durante il mese di marzo appena terminato. Si tratta di uno spaccato estremamente interessante di ciò che ribolle oggi nel paese. Sulla base dei dati e delle infografiche pubblicate da Yesterday ho realizzato i seguenti cinque grafici, che riporto qui di seguito con le relative spiegazioni.
GRAFICO 1 – Cina: composizione delle proteste collettive
Il grafico a torta mostra la composizione dei 76 episodi di protesta documentati dal Progetto «Yesterday» nel marzo 2026. I contadini rappresentano il gruppo più attivo con 16 casi (21,1%), seguiti dai proprietari immobiliari (10 casi, 13,2%) e dagli operai delle industrie manifatturiere (9 casi, 11,8%). Petizionisti e familiari di vittime contano 6 casi ciascuno (7,9%). La categoria residuale «altri gruppi» raccoglie 17 episodi (22,4%) e include genitori di alunni, netturbini, autisti, insegnanti e titolari di conti correnti.
GRAFICO 2 – Cina: distribuzione geografica delle proteste
Il grafico a barre mostra la distribuzione provinciale dei 76 episodi. Il Guangdong, motore industriale della Cina, domina con 16 casi, concentrati a Lufeng, Xinyi, Shenzhen e Guangzhou. Seguono Pechino con 7 episodi (perlopiù nei pressi dell’Ufficio petizioni), Sichuan, Jiangsu e Hebei con 6 casi ciascuno, Hainan con 5. Yunnan, Shaanxi e Mongolia Interna registrano 3 casi ciascuna. Hubei conta 4 episodi, tutti a Wuhan.
GRAFICO 3 – Cina: cause scatenanti delle proteste
Le demolizioni e le confische forzate di terreni restano la prima causa specifica con 12 episodi (15,8%), seguite dai conflitti di lavoro e dai salari non pagati (8 casi, 10,5%). Chiusure o trasferimenti di fabbrica senza risarcimento contano 6 casi (7,9%), inquinamento ambientale e incidenti medici 5 ciascuno (6,6%). Un terzo dei casi (25, il 32,9%) rientra in cause eterogenee: proprietari di appartamenti incompiuti, violenze della polizia, sicurezza alimentare, brogli elettorali.
GRAFICO 4 – Cina: dimensione delle proteste collettive
La grande maggioranza degli episodi ha coinvolto tra 10 e 99 persone (33 casi) o tra 100 e 999 (25 casi). Solo 5 proteste hanno superato il migliaio di partecipanti, mentre un unico evento ha mobilitato oltre 10.000 persone: la protesta di massa a Lufeng, nel Guangdong, contro il divieto di fuochi d’artificio. Dodici episodi hanno visto meno di 10 partecipanti.
GRAFICO 5 – Cina: repressione poliziesca delle proteste
La polizia è intervenuta in 37 dei 76 episodi (48,7%). In 15 casi (19,7%) è stata confermata una repressione attiva e/o arresti. I focolai di violenza si sono concentrati a Xinyi (proteste contro il crematorio), a Lufeng (divieto di fuochi d’artificio), a Wuhan (proteste ambientali) e nei siti di demolizioni forzate in diverse province. In 39 casi la polizia non è intervenuta o non risulta presente.







Grazie! Trovo estremamente interessante essere aggiornata su questi temi.